Bologna Respira
Manifesto per una città verde e leggera
PREAMBOLO
Viviamo in un’epoca caratterizzata da un deficit di visione e da un eccesso di elettoralismo e propaganda. La polarizzazione – più strumentale che reale – annacqua valori e differenze, indebolendo coerenza e credibilità della politica e dei partiti. Il confronto tra gli schieramenti si trasforma troppo spesso in uno scontro non su idee alternative di economia, lavoro e società, ma su sfumature di un modello di sviluppo che quasi nessuno sembra voler mettere in discussione.
Aveva ragione Italo Calvino quando, parlando delle sue Le città invisibili, scriveva che “dietro la città che si vede ce n’è una che non si vede ed è quella che conta”. Quella città invisibile è fatta di desideri, paure, fragilità, speranze. Eppure, la politica del nostro tempo sembra occuparsi più dei contenitori che dei contenuti. Nelle nostre città si continua a riempire il suolo di cemento per innalzare edifici verso il cielo – compromettendo aria, paesaggio e salute – mentre si trascurano voci, legami sociali, qualità della vita e il benessere delle persone.
L’ossessione per la crescita materiale ha finito per stritolare le città tra produzione e consumo, sfruttamento e inquinamento, frenesia e rumore. Un modello che misura il progresso soltanto attraverso ciò che si possiede e si produce, dimenticando ciò che rende davvero vivibile una comunità. Questo approccio contro natura, nel quale avere conta più di (ben)essere, ci ha spinti “oltre i limiti dello sviluppo” (Club di Roma, 1992).
È giusto domandarsi se sia possibile rendere meno utopica l’idea di comunità e di spazio urbano fondati su armonia e leggerezza. Per noi leggerezza non significa superficialità, ma capacità di ascoltare, di rallentare, di avere cura della città che non si vede e delle relazioni che la tengono viva.
Bologna può essere il contesto ideale per coltivare una speranza di cambiamento e condividere una visione di futuro incentrata sui desideri e i bisogni delle persone, riconoscendo il legame profondo e inseparabile del nostro destino con la natura. Per riparare il mondo, come ci spronava a fare Alexander Langer, è necessario abbandonare la cultura del dominio che ha ridotto le altre forme di vita a semplici oggetti, causando crisi ambientali e collasso degli ecosistemi. La sola innovazione tecnologica non potrà porre rimedio agli errori degli ultimi decenni.
BOLOGNA CITTÀ ECOLOGICA
L’ecologia non deve essere un sacrificio imposto a molti né un lusso riservato a pochi. È il diritto di tutte e tutti a respirare aria pulita, vivere in quartieri curati e sicuri, muoversi facilmente, avere accesso al verde e a un’alimentazione sana. È il diritto a non ammalarsi per smog, rumore, degrado urbano.
Alberi e parchi sono vita e biodiversità da rispettare, ma anche infrastrutture ecologiche, climatiche e sanitarie indispensabili per la salute collettiva. Per bambini e adolescenti gli spazi verdi sono ambienti di apprendimento e socialità fondamentali per il loro benessere fisico, psicologico e cognitivo. Nessuno dovrebbe sentirsi isolato, vulnerabile o malato a causa della città in cui vive. Vogliamo che Bologna diventi una città in cui qualità della vita, salute pubblica, tutela ambientale e coesione sociale camminino e crescano insieme.
Indicare una visione di città ecologica significa dare una giusta direzione alle azioni sia delle amministrazioni, sia dei cittadini che – sempre più numerosi – si mobilitano per la cura della “casa comune”, anche attraverso pratiche di scienza partecipata. Occorre partire da una nuova cultura del limite che riconosca nello sviluppo economico non un fine, ma uno strumento al servizio del benessere umano, animale e vegetale. L’idea di una crescita infinita, che continua a orientare le politiche pubbliche, rappresenta una negazione della realtà ecologica e scientifica. Da questa contraddizione derivano nuove disuguaglianze, conflitti sociali e un progressivo impoverimento della democrazia.
Una città ecologica, nel rispetto degli articoli 9 e 41 della Costituzione italiana, “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni” e fa sì che l’iniziativa economica privata non si svolga “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Una città ecologica deve sapersi adattare alle nuove condizioni climatiche, sia attraverso l’aumento di alberi e aree verdi, sia con interventi scientificamente basati per contenere i danni degli eventi estremi (città spugna per assorbire le piogge) e ridurre l’impatto del nuovo clima sulla città e i suoi abitanti.
Oggi Bologna ha 100mila residenti in meno di cinquanta anni fa, eppure abbiamo il 40 per cento di alloggi in più. È evidente che la crisi abitativa, alimentata anche da un turismo senza regole, si risolva rendendo accessibile ciò che già esiste, non costruendo ancora. Riutilizzando gli spazi in disuso, non sigillando ulteriormente il suolo. Riqualificando l’esistente secondo i principi della bioarchitettura, con l’obiettivo non solo di azzerare l’uso del cemento, ma di rimuovere superfici impermeabili favorendo l’assorbimento degli eccessi pluviali e la ricarica delle falde. Bologna città ecologica deve quindi promuovere un’idea di progresso che sia finalizzato alla manifestazione della natura e non alla sua sottomissione.
Serve un turismo sostenibile e di qualità, che valorizzi la città senza snaturarne storia e autenticità e senza scaricare sui residenti i costi ambientali e sociali: da quelli enormi causati dai sorvoli aerei, a quelli più evidenti dell’immondizia da ripulire. Allo stesso modo, diritti fondamentali come la casa e lo studio non possono essere lasciati alle sole logiche del mercato e della rendita. I beni comuni e il patrimonio pubblico devono essere tutelati e restituiti alla comunità. Affidare gli spazi pubblici attraverso bandi trasparenti, possibilmente a soggetti no profit, significa agevolarne la fruizione libera da parte dei cittadini.
Una città ecologica è anche una città più viva e sicura. Le soluzioni per una maggiore sicurezza non possono ridursi a controllo e repressione, ma servono educazione, prevenzione, manutenzione urbana e socialità. Cura degli spazi pubblici, tutela del verde, trasporto pubblico serale e notturno, presidi civici e culturali diffusi: è da qui che può nascere una Bologna più vivibile, inclusiva e sicura.
BOLOGNA CITTÀ SOSTENIBILE
Lo sviluppo urbano deve garantire un equilibrio tra sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Una città sostenibile non contempla solo minori emissioni inquinanti, ma è un luogo capace di utilizzare e gestire in modo intelligente energia, acqua, suolo e risorse collettive.
Per una Bologna metropolitana rinnovabile occorre investire nell’efficientamento energetico degli edifici e nella produzione di energia da fonti rinnovabili, in particolare solare ed eolica, promuovendo l’installazione di impianti fotovoltaici urbani e diffusi. La transizione energetica non può essere lasciata solo al mercato: deve diventare una priorità pubblica e collettiva. In questo senso è fondamentale promuovere le comunità energetiche, favorendo autoproduzione e condivisione di energia pulita tra cittadini, imprese ed enti locali.
La mobilità urbana deve fondarsi su un trasporto pubblico efficiente, accessibile, capillare e a impatto zero. Le due linee di tram potranno offrire vantaggi in tal senso, ma si sarebbe dovuto evitare il sacrificio di centinaia di alberi condividendo percorsi e bisogni con la cittadinanza. La prospettiva di un trasporto pubblico gratuito rappresenta una sfida ambiziosa ma non impossibile, come dimostrano le esperienze in diverse città europee, soprattutto francesi. Occorre investire sul SFM, su bus e veicoli elettrici alimentati da energia rinnovabile e promuovere l’installazione di pannelli fotovoltaici su tetti, parcheggi e depositi. Ridurre traffico, velocità e inquinamento significa avere una città in cui camminare e andare in bicicletta diventano scelte semplici e sicure. Per questo è necessario rafforzare la sicurezza pedonale, ampliare le aree verdi e completare una rete ciclabile continua e realmente accessibile e sicura.
Nella gestione dei rifiuti occorre rafforzare l’economia circolare al fine di ridurre gli sprechi, valorizzare i materiali di scarto e incentivare pratiche di riuso e riciclo. Anche la gestione dell’acqua deve orientarsi alla circolarità attraverso il riutilizzo delle acque reflue depurate e il recupero di quelle piovane. Questi obiettivi comportano un ripensamento dell’attuale sistema, affinché le logiche privatistiche vengano sostituite da una gestione finalizzata all’esclusivo interesse e benessere della collettività. Non è accettabile che profitto e dividendi azionari compromettano la qualità e la convenienza di servizi che dovrebbero essere pubblici ed efficienti.
BOLOGNA CITTÀ DEL BIOLOGICO
Un’alleanza tra città e territorio agricolo è essenziale per la tutela della natura e il benessere sociale. L’agricoltura biologica, evitando pesticidi, fertilizzanti chimici e OGM, contribuisce a proteggere il suolo, le falde acquifere, la biodiversità e la salute delle persone, riducendo al tempo stesso l’impatto climatico delle produzioni agricole.
Bologna deve investire sull’agricoltura contadina, sulle filiere alimentari corte e locali e sul diritto a un cibo sano, accessibile e di qualità. La salute comincia da ciò che mangiamo e dalla qualità ambientale dei territori in cui il cibo viene prodotto. Per questo è necessario ripensare gli agroecosistemi e rafforzare il legame tra produttori e consumatori attraverso reti alimentari locali, mercati contadini diffusi e pratiche di economia solidale. Bologna città del biologico, in cui i prezzi di un cibo di qualità siano alla portata di tutti, promuove una moratoria sulla costruzione e apertura di nuovi supermercati, ipermercati e centri commerciali.
L’educazione alimentare e al consumo responsabile, nelle famiglie e nelle scuole, riveste un ruolo decisivo per promuovere abitudini sane fin da piccoli. Le mense scolastiche possono diventare strumenti di salute pubblica, educazione ambientale e sostegno all’agricoltura biologica del territorio.
A livello metropolitano occorre valorizzare e moltiplicare quelle esperienze virtuose che dimostrano come, attraverso la partecipazione comunitaria, il sostegno a cooperative di giovani e pratiche agricole rispettose dell’ambiente, sia possibile integrare l’agricoltura biologica nel tessuto urbano per rendere la città più consapevole e mettere a disposizione dei cittadini cibo sano e di qualità.
BOLOGNA CITTÀ DEL DIALOGO
Da molti anni si assiste a un progressivo e preoccupante svuotamento del ruolo e dei poteri dei Consigli comunali. Da luoghi di confronto politico, elaborazione collettiva e indirizzo democratico, sono stati ridotti troppo spesso ad aule di ratifica, nelle quali ai rappresentanti dei cittadini viene affidato il compito di approvare o respingere provvedimenti della Giunta.
Questa trasformazione impoverisce la qualità della democrazia locale e contribuisce ad alimentare la distanza tra istituzioni e cittadini. In una fase storica segnata da sfiducia e astensionismo, non può prevalere l’idea che chi vince le elezioni sia autorizzato a governare in solitudine, senza un confronto costante con la comunità. Tanto più quando i governi locali vengono spesso eletti con il consenso di una quota minoritaria degli aventi diritto al voto.
Per noi la partecipazione non deve essere una pratica formale o uno strumento utilizzato per legittimare decisioni già prese. Deve diventare invece un metodo ordinario di governo della città: ascolto reale, confronto trasparente, coinvolgimento dei quartieri, delle associazioni, dei comitati, delle realtà sociali, culturali ed economiche che ogni giorno tengono viva Bologna. Ma non basta: l’ascolto e il confronto devono coinvolgere residenti e singoli cittadini direttamente interessati da scelte amministrative e interventi urbanistici.
Una città del dialogo è possibile solo se la politica accetta di mettere in discussione sé stessa e investe nella propria capacità di ascoltare, comprendere e mediare. Le competenze amministrative, da sole, non bastano: servono sensibilità, presenza e umiltà istituzionale. Una città più giusta e coesa nasce dalla partecipazione e dalla convinzione che nessuno possa governare bene senza il contributo della comunità. Bologna città del dialogo è possibile con una stretta alleanza tra eletti ed elettori, che riesca a promuovere e valorizzare il ruolo attivo dei cittadini nella definizione e nell’attuazione delle politiche pubbliche.
BOLOGNA CITTÀ DEL FUTURO
Questo manifesto definisce la cornice del nostro viaggio verso il futuro della città. I contenuti di questo quadro verranno resi sempre più chiari e completi, attraverso un ampio confronto e con l’aggiunta di temi e diritti insiti in una comunità verde e leggera: educazione, lavoro dignitoso e sicuro, welfare innovativo, conciliazione vita-lavoro, politiche di genere, di antidiscriminazione e per le pari opportunità, protagonismo delle nuove generazioni, equità sociale, cultura e pace. Per noi Bologna Respira quando mette al centro le persone, con le loro voci, i loro bisogni, le loro differenze e relazioni. Bologna Respira quando cerca un equilibrio gentile con la natura, diventando una città più sana, accogliente e giusta. Bologna Respira se è capace di riscoprire leggerezza e limiti, per liberarsi da un modello che consuma suolo, aria, cielo e futuro. Bologna Respira se sa elevare la Politica con un pensiero e una poetica in grado di dare senso, tempo e spazio alla vita. È da qui che vogliamo ripartire. Insieme.
